Moravia abrasivi

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Legambiente insiste: obbligo di gara per le cave

carrara cave CARRARA. Affondo di Legambiente sulle cave: l’associazione ribadisce che «La scelta prospettata dall’ufficio marmo di respingere l’introduzione della gara pubblica nella procedura di rilascio delle concessioni di cava prefigura un consistente danno erariale», e preavvisa ciascuno delle responsabilità che tale scelta comporterebbe.

Scrive fra l’altro Legambiente: «È del tutto evidente che la gara pubblica, partendo da un canone base suscettibile di solo rialzo, comporterebbe maggiori entrate nelle casse comunali, risultato che peraltro sarebbe rafforzato da altri punti della nostra proposta, quali l’Osservatorio dei prezzi del marmo e il sistema di tracciabilità dei blocchi, mirati a debellare le attuali sottostime del valore del marmo, la vendita in nero ed altre pratiche di evasione ed elusione fiscale».

Marmo: la ripresa dell’export continua

marmo cave
CARRARA. Trend positivo per l’export di marmi italiani. Nei primi cinque mesi del 2011 l’Italia ha esportato 1 milione e 654 mila tonnellate di marmi, graniti, travertini ed altre pietre, sia allo stato grezzo sia lavorati, per un valore di 645 milioni e 585 mila euro segnando un +1,6% sui volumi e un più consistente +10,4% sui valori, consolidando il trend positivo già rilevato nei mesi precedenti. Un segnale positivo che conferma la ripresa per il settore già segnalata nei primi quattro mesi dell’anno.

Il polso del settore lo tasta l’Internazionale Marmi e Macchine che ha elaborato i dati rilevati dall’Istat confrontandoli con le proprie banche dati e rilevando – dice il comunicato diffuso dalla società – che «il saldo generale è da ascrivere all’export di marmi e graniti grezzi e semilavorati e di graniti lavorati, mentre l’export di marmi e travertini lavorati chiude i primi cinque mesi con un meno 10% in quantità al quale si contrappone un aumento del +6% di valore dell’esportato. In sostanza si conferma, anche per il mese di maggio, il trend dei primi quattro mesi con una crescita medio dei valori medi per unità di prodotto del +8,6% su base annua». Le aree geografiche che hanno dato risposte positive alle attese dei produttori italiani sono state, anche nei primi mesi del 2011, quelle che hanno avuto le migliori performances negli ultimi anni come l’Europa nel suo insieme mentre è sensibile il calo dell’export di marmi verso l’Africa che ha sempre avuto nei paesi della costa mediterranea un nucleo di importatori molto interessanti. Le vicende in atto in alcuni paesi spiegano la situazione di stand by per l’export di marmi italiani, anche se alcuni partner, come Marocco ed Algeria, mantengono le attività commerciali con l’Italia mentre in Europa, ancora a fine maggio, segnavano un trend positivo i mercati di Germania, Austria e Francia, assieme a una Polonia di recente acquisizione mentre Regno Unito, Paesi Bassi e Spagna mostravano un andamento solo parzialmente positivo. Nell’Europa non aderente all’UE è fortemente positiva la Svizzera, assieme alla Russia, mentre si segnalano per vivacità (ma su quantità e valori ancora limitati) Turkmenistan e Croazia. Fra i grandi partner storici gli Stati Uniti mostrano una situazione abbastanza sbilanciata con una diminuzione quantitativa dell’export italiano di marmi lavorati, calo compensato dall’aumento del valore per tonnellata di prodotto e comunque da valutare nell’ambito di un leggero ma importante aumento complessivo: +4,4% in valore e +0,7% in volume, sulle voci maggiori, che fanno segnare un valore totale di 83 milioni e 800 mila euro, cifra nella quale i marmi costituiscono la parte maggiore.

Anche l’America latina continua a mostrare un trend positivo per l’export italiano ma i livelli sono ancora troppo contenuti, così come è positiva anche l’insieme dell’area mediorientale dove i lavorati di marmo hanno ruolo dominante e, anche in questo caso, con leggera flessione dei volumi compensata da valori medi elevati. Arabia Saudita e Qatar sono i motori della piccola ripresa locale e il marmo lavorato, come da tradizione, è la voce di maggiore importanza. Crescono complessivamente i paesi dell’Estremo Oriente e sono positivi per l’export italiano anche i mercati della Cina che dell’India che hanno però caratteristiche differenti: per la Cina è elevata la quota di marmi grezzi esportati ma diminuisce quella dei lavorati mentre per l’India sale la quota dei lavorati ma non decolla l’export di grezzo. Pur nella brevità del periodo è da valutare positivamente anche il quadro delle importazioni con un aumento dell’afflusso di graniti mentre diminuiscono quelle di marmi provenienti da altri paesi che lasciano così al materiale.

25 agosto 2011

Marmo, morìa di aziende al piano


CARRARA. Dieci piccole imprese del marmo che hanno chiuso i battenti nell’ultimo anno. Cessando, in modo definitivo, la loro attività di commercio e trasformazione. Altre aziende costrette a ridimensionarsi drasticamente «all’osso»: a chiudere l’ufficio e trasformare l’attività in quella di deposito blocchi. Senza impiegati e con zero dipendenti. Un grido d’allarme per il settore lapideo, alla faccia degli annunciati segnali di ripresa, che arriva direttamente dal sindacato delle piccole imprese del marmo (Pmi) di Confcommercio. «Nell’ultimo anno hanno chiuso i battenti dieci delle nostre associate – tuona il presidente Bernardo Pezzica – e i segnali, oggi, non sono certo positivi. Si cerca di ridurre all’osso l’organico, di lasciare a casa i dipendenti e di non fare debiti, ma rimanere in piedi è davvero difficile. Senza considerare che riposizionarsi nel mondo del lavoro, in una provincia come la nostra, è quasi impossibile. La situazione, al di là di tanti bei discorsi, è grave. Qui c’è gente che non sa come arrivare a fine mese». È un’analisi amara quella di Pezzica. Che parte proprio dall’interno di un settore, quello del commercio del mamro, che sta vivendo una crisi profonda, che non accenna a diminuire. «Solo chi escava i blocchi non conosce la crisi». Il presidente del sindacato piccole imprese del marmo di Confcommercio parla chiaro. «La crisi dei blocchi non c’è mai stata, solo una leggera flessione, questo sì, ma chi ha le materie prime non vive le stesse difficoltà di chi lavora al piano. E questo lo sanno tutti – afferma Pezzica – Il fatto è che a Carrara manca la filiera: i blocchi, per la maggior parte, partono direttamente dalle cave, senza neppure passare dai nostri laboratori. Questa è la verità, e finchè permarrà lo stato, attuale, di monopolio al monte non ce la faremo mai ad uscire dal tunnel».
«La colpa? È della Marmi Carrara». Fa nomi e cognomi (a livello di azienda naturalmente) Bernardo Pezzica. E spara contro un colosso del lapideo come la Marmi Carrara. «È l’azienda più grossa del settore – dice Pezzica – ma non fa industria e non aiuta l’economia locale, quella del sistema Carrara, mandando via in blocchi il 90% della produzione. I risulati sono sotto gli occhi di tutti: o si chiude, o si ridimensionano le (già) piccole aziende o, addirittura, nascono, al loro posto, dei depositi». «Eppure – prosegue Pezzica – per dare ossigeno alla fileira locale basterebbe che la Marmi Carrara immettesse nel nostro mercato quella 200mila tonnellate di marmo in blocchi che invece vanno in Cina: solo con la segagione e la lucidatura il territorio ci guadagnerebbe 10 milioni di euro». «Un’azienda di queste dimensioni – conclude – dovrebbe dare un segnale alla città: i monti non sono i loro, dovrebbero epnsare a questo anzichè a come non pagare le tariffe del marmo». «Fiera e marchio del marmo: due sfide perse». Non è solo la mancanza della filiera «in loco». Per il presidente del sindacato piccole imprese di Confcommercio, la crisi che sta colpendo al cuore il settore è da ricercare anche nei grandi progetti rimasti al palo. E nella biennalizzazioen della fiera del marmo. «Fare la Marmotec ogni due anni è un disastro – afferma Pezzica – Sarebbe andato bene se anche a Verona avessero fatto la stessa scelta ma, a quanto pare non ci pensano nemmeno. Anzi, i nostri imprenditori, specialmente quelli più quotati, preferiscono andare lì a esporre: e questo non è un bel segnale per il settore». «Un altro progetto che poteva dare un po’ di spinta alle imprese di trasformazione, e che, invece, è fermo da tre anni – continua Pezzica – è il marchio del marmo. Su questa tracciabilità del prodotto «made in Carrara» c’era grande attesa e anche le speranze di una buona fetta del nostro settore: se ne sta discutendo da tempo e non c’è ancora nulla di concreto». A.V.
25 gennaio 2011